I ritratti di Regina Schrecker

Sabato 4 marzo, si è tenuta a Roma l’inaugurazione per la presentazione dei due dipinti che il grande Andy Warhol, maestro indiscusso della Pop Art,  fece nel 1983 a Regina Schrecker in ricordo della loro amicizia, insieme ad una fotografia per la copertina della rivista americana “Interview”. Questi due magnifici ritratti donati a Regina da Andy Warhol sono diventati anche le icone della sua griffe.

Il vernissage si è tenuto nel nuovo spazio culturale “La Vaccheria” all’Eur, un’enorme struttura di quasi 1800 mq, un casale storico, abbandonato da quasi 20 anni e adibito anni addietro a stalla, ora  interamente ristrutturato, gestito dal Municipio Roma IX. Un progetto fortemente voluto dalla Presidente del Municipio Roma IX Titti Di Salvo, di cui ne va fiera ed orgogliosa perché come afferma: ”La cultura non è un lusso ma un diritto”. Un progetto visionario appagato dal grande successo riscosso. Inaugurata a settembre, proprio con la mostra di Andy Warhol, ha avuto più di 16 mila visitatori ed è stata prolungata per ben due volte e adesso fino al 1° aprile.

L’allestimento dei due ritratti è stato creato dal designer Pino Masci, anch’esso un’opera d’arte, come i due ritratti dedicati a Regina da Warhol. In questa occasione Regina ha raccontato il Maestro della Pop Art, aneddoti singolari e significativi, inediti, curiosità del grande genio che solo chi ha avuto la fortuna di conoscerlo può narrare e far conoscere di pìù l’artista, umanizzarlo e donare agli estimatori quella poesia racchiusa in un così grande talento, con i suoi pregi e difetti.

Racconta Regina: ”La mia amicizia con Andy era un’amicizia vera, Andy era un grafico, avevamo tante cose in comune e questo ha fatto si che questa amicizia sia andata avanti nel tempo. Quando mi ha chiamata per fare i ritratti, sono andata da lui nella Factory, mi ha scattato 12 polaroid in diverse pose, poi con il volto senza trucco, perché così lui voleva, mi ha colorato il viso e il collo di bianco, come una geisha, poi ha lavorato sulle foto. Era geniale, come geniali le serigrafie delle zuppe di Campbell, il clou in quel periodo all’estero, un classico e lui diceva che negli ultimi vent’anni aveva mangiato solo quelle, questo sicuramente il motivo delle sue rappresentazioni”.